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Un pomeriggio con Emma T

Di Emma Travet   avevo scritto circa due anni fa, in concomitanza con l’uscita del suo romanzo d’esordio “Voglio scrivere per Vanity Fair”, un racconto divertente, appassionante, in cui tante di noi si erano  riconosciute e dal quale avevano tratto forza e coraggio necessari ad inseguire i proprio sogni..
A distanza di qualche anno, Emma T, la nostra “precaria con stile” si prepara ad entusiasmarci nuovamente con un nuovo romanzo, con nuove avventure tra sogni e precariato..forse….questo è ciò che immagino, ma dovrò attendere per scoprirlo!

In attesa di soddisfare la mia curiosità sulle avventure della cara Emma T e sulle evoluzioni nella sua vita professionale e non , mi accontenterò di un evento che potrei  definire un piccolo anticipo del secondo romanzo…

Ecco il comunicato ufficiale dell’evento:

Martedì 24 gennaio 2012

Ore 18,00- 20,00

la Biblioteca Internazionale Edisu (via Sant’Ottavio 12, TORINO)

in collaborazione con Giuseppina Sansone (Image Consultant e Personal Shopper, progetto Fashionista)

presenta il

READING

“Voglio scrivere per Vanity Fair”

con Emma Travet

(verrà letto per l’occasione il primo capitolo del seguito):

conduce Simonetta Rho (giornalista Rai ed esperta di moda)

voce di Lia Bianco

musica di Fernando Cosiansi

voce Evelin Ambrosino
allestimento di Giuseppina Sansone

Si ringrazia Diego Pellegrini per l’ottima organizzazione dell’evento

P.S. Verrà regalata la emmat bag (con gadget vari) alle giornaliste presenti e a chi acquisterà una copia del romanzo.

Ve la ricordate? Sì, è sempre lei, Emma T (dove la T. sta per Travet, cognome piemontese assai comune, niente a che vedere con Emma Thompson), nata nel 2007 prima su myspace, poi sul blog di style.it per approdare, in carta e ossa nel romanzo “Voglio scrivere per Vanity Fair”, pubblicato nel 2009. All’epoca aveva ventisei anni, abitava in Italia, nella ridente cittadina, una città di provincia toccata dalla crisi dell’auto, vicino a Torino, dov’è nato uno dei primi locali gay d’Europa. Di lavoro faceva la giornalista pubblicista, quasi giornalmente sfruttata dal suo capo, Mr Vintage (“non perché sia cool, ma perché indossa solo capi datati che odorano di naftalina, come il suo pensiero”). Alzarsi al mattino e rinchiudersi tutti i giorni (sabato mattina compreso) in una redazione locale non era il massimo. Sarebbe stato meglio scrivere per Vanity Fair, al quale inviava, un curriculum a settimana. Nel frattempo continuava a scrivere su “La Voce del Monviso” e sul magazine per i giovani della zona “NEW MAG”.

Sono trascorsi due anni, tanto è cambiato nel mondo, ma per Emmat la situazione è rimasta pressoché uguale, se non fosse che si è avvicinata ai fatidici 30, e quindi altri pensieri affollano la sua testa. Sognatrice ma con i piedi per terra qb (quanto basta), si barcamena nella vita di tutti i giorni con una buona dose di ironia e di inventiva, tra marito ormai consolidato, famiglia, amiche e amici di vecchia data e lavoro ultra-flessibile.

E mentre sforna articoli su fiere paesane e interviste a semi-sconosciuti, continua a rincorrere il grande sogno: scrivere per Vanity Fair. O perlomeno, varcare la soglia dell’ufficio del direttore per fargli sapere che lei esiste, così come la marmellata di fragole e rabarbaro, di Nonna Olga Dionigia- (di cui lui è ghiotto).

In attesa del seguito, prosegue sul web e nella vita reale, la storia di una ragazza normale, come ce ne sono tante, che tra esilaranti avventure e disavventure, con spirito di iniziativa e inguaribile ottimismo, segue le sue aspirazioni. Uno stile fresco e dinamico, quasi un diario in presa diretta, o una sceneggiatura, con immagini e situazioni tratte dalla vita di tutti i giorni, viste attraverso gli occhi di chi si definisce “precaria, sì, ma con stile”.

www.emmatravet.it

Emma Travet, che è uno pseudonimo nonché una dichiarazione d’intenti, è un progetto complesso. Un esempio di creatività «glocal» ai tempi di internet e della generazione mille euro. Emma, che si chiama Erica Vagliengo, 33 anni, caparbio segno del Capricorno, incarna perfettamente il prototipo del lavoratore d’inizio Duemila, precario per scelta di libertà, non solo per contingenza” ALESSANDRA COMAZZI- La Stampa

L’autrice:

Erica Vagliengo (Pinerolo,1977).

Giornalista pubblicista, capo redattrice del mensile free press Lookout magazine, collabora anche con Oggi7 (il settimanale di Americaoggi www.americaoggi.info) ed il sito di donnareporter.com.

Adora lasciare tracce su internet, prendere appunti sul Moleskine, la torta Zurigo, il panettone Galup, collezionare borsette (meglio se trovate nei mercatini delle pulci), l’arte contemporanea, abiti e accessori second hand, New York, il caffè macchiato (rigorosamente italiano).

Da piccola si sentiva un mix tra Mary Poppins e Virginia Woolf. Ora che è diventata grande ha scritto un romanzo “Voglio scrivere per Vanity Fair” (ed.Memori) con lo pseudonimo di Emma Travet e sogna presto di regalarsi una Pekaboo color ginger.

Ha lanciato, nel 2007, su internet il progetto emmat: innovativo esempio di self marketing legato al romanzo, che ha come protagonista la sua alter ego ed è supportato da una serie di partecipazioni a mostre, eventi vari e interviste in radio e tv. Senza dimenticare l’originale progetto grafico e di merchandising ispirato agli accessori che la protagonista cerca, acquista, e indossa, facendoli diventare parte attiva delle sue avventure: un’intera collezione di spille, specchietti da borsetta, burrocacao, portachiavi, venduti, in passato, direttamente sul web. Gli adesivi (o sticker) di Emma Travet, invece, sono stati fotografati dai suoi fan nei luoghi più impensati del pianeta per poi essere pubblicati periodicamente su facebook.

In attesa di “Voglio scrivere per Vanity Fair 2”, al quale sta lavorando la sua autrice, le avventure di Madamin Travet proseguono sul blog emmatvanity.style.it diventato ormai un seguitissimo fenomeno sul web (e non solo) E, novità, è stata pubblicata, da poco, la versione in american-english del romanzo (tradotto da Rossella Frigerio) su AMAZON.COM.

ph: Angela Grossi

Illustrazione: Gioia Corazza

e-mail: emmat_vanity@hotmail.com

facebook: emma travet

friendfeed.com/emmatvanity

www.emmatravet.it

“Voglio scrivere per Vanity Fair”

E’ di certo uno dei miei più grandi sogni, è anche l’ambizione di milioni di giovani appassionate di moda con l’attitudine per la scrittura, ma è soprattutto il titolo di un divertentissimo libro scritto da una giovane giornalista pubblicista di Pinerolo, agli esordi come  autrice ma già capo redattrice del mensile free press Lookout magazine. Ha usato lo pseudonimo di Emma Travet, scegliendo un cognome tipicamente piemontese per sostituire il vero nome,  Erica Vagliengo,  classe 1977, per raccontare con sapiente ironia quella che potrebbe esser la storia di tanti:   i sogni, la consapevolezza delle proprie capacità, le aspirazioni e poi la realtà, la quotidianità non sempre brillante come l’avevamo immaginata, la precarietà come costante. 

Emma Travet è un’appassionata di moda e come tante vorrebbe poter trasformare la passione in lavoro. Il sogno sarebbe scrivere  per Vanity Fair, come non capirla…e invece deve accontentarsi di un contratto da Co.co.pro  a La Voce del Monviso, piccolissima redazione per niente glamour e con un caporedattore che è l’antiglamour per eccellenza, non a caso soprannominato Mr Vintage  per la puzza di naftalina che emanano i suoi grigi abiti sgualciti. 

Tra  articoli su sagre paesane e interviste a personaggi semisconosciuti Emma tenta il grande passo inviando da 2 anni un curriculum alla settimana alla redazione di Vanity Fair, non si sa mai..la fortuna premia gli audaci no? 

Per fortuna la vita non è solo lavoro e nella vita di Emma c’è un neomarito, tanti amici e soprattutto i mercatini vintage, per chi ha tanto buongusto ma non altrettanto budget, per chi insomma, per dirla alla Emma, è “precaria si, ma con stile” !     

Sul sito di Emma Travet  ho letto l’intervista ad Erica e sono rimasta colpita da quanta inventiva e capacità di autopromuoversi abbia avuto questa giovane aspirante scrittrice sconosciuta! Erica ha usato My Space per testare il progetto del libro e raccogliere le idee e i pareri di quelle persone che poi hanno iniziato a collaborare con lei, ha ricevuto consigli e critiche da giornalisti e da potenziali lettori.  Ha promosso il libro praticamente da sola, attraverso il progetto Emmat, ossia la creazione di un merchandising legato agli oggetti utilizzati dalla protagonista ( borsette, spille, stickers e specchietti), tutto attraverso My Space. 

Alla fine il suo ingegno è stato premiato, il libro è un piccolo caso letterario e il suo blog sul sito di Style,  emmatvanity.style.it,  è seguitissimo. 

 

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