Articoli marcati con tag ‘anni 60’
Trend d’autunno: come Audry
Articolo pubblicato su Lost in fashion
Dalla sfilata Louis Vuitton A/I 2010, fortissimi i richiami allo stile intramontabile di Audry Hepburn. Il mood è anni ’50, mini pull in lana stretch, gonne a vita alta per vitini da vespa, pudiche lunghezze mai sopra al ginocchio, raffinate decolletè con maxi fiocco. Romanticismo bon ton…
Anche per Fendi e Prada ispirazione Fifties, cinturini in vita e gonne al ginocchio..
Altra tendenza, ispirazione anni ’60 ma attingendo comunque al guardaroba della bella Audry..
Twin Set
Anni ’60, le lunghezze si riducono per lasciare spazio alla vista delle gambe, Maliparmì (collezione A/I 2010) ripropone questo classico modello a trapezio, come quello sfoggiato nella foto in basso dall’attrice nel giorno del suo matrimonio con Andrea Dotti… un’abito da sposa davvero anticonvenzionale!
Albino ci rimanda invece ai lunghi tubini dalle linee minimal tanto amati dall’attrice, eleganza senza tempo, dettagli in velluto, ed anche in questo caso…un bel fiocco ad incorniciare il collo.
Due decenni a confronto, uno stile unico, un solo modello, fonte di ispirazione per designer e fashioniste di ogni epoca.
“Zia Mame” di Patrick Dennis
E’ stato il caso letterario di questa estate.
Appena letta la notizia della sua pubblicazione, a distanza di 50 anni dalla prima del 1955, ho deciso che sarebbe stato uno dei miei libri cult. La protagonista, già dalle recensioni mi sembrava una vera icona di stile, la storia e l’ambientazione mi incuriosivano moltissimo.
Sono riuscita a leggerlo solo adesso e le mie intuizioni hanno trovato conferma.
La protagonista è una donna assolutamente stravagante e anticonformista, glamour e strampalata, le atmosfere dei Ruggenti Anni Venti che in me suscitano sempre molta curiosità, la trama avvincente fatta di party esclusivi, abiti d’alta moda, mostre d’arte ed eventi mondani, insomma un cocktail perfetto per un’amante del genere.
Davvero una lettura piacevolissima e rilassante, che riporta non solo ai fasti degli Anni Ruggenti, ma anche alla crisi economica del ’29, agli alti e bassi dell’economia, alle rivoluzioni di costume che caratterizzarono la società dell’epoca sino ad arrivare alle contaminazioni hippie degli Anni ’60. Un viaggio lungo i cambiamenti culturali ed economici vissuto attraverso le vicende di Zia Mame e del nipote costretto non solo a seguirla nelle sue avventure ma spesso anche a tirarla fuori dai guai!
A questo punto bisognerà vedere il film tratto da questo capolavoro e cercare la biografia dell’attrice protagonista, Rosalind Russel.
Rimasto orfano a poco più di dieci anni, Patrick ha due alternative: finire in riformatorio o essere affidato a Zia Mame, la sorella molto, ma molto particolare di suo padre. Siamo nell’America bigotta degli Anni 20 e quello che si presenta ai nostri occhi, mentre bussiamo insieme a Patrick alla porta dell’appartamento di Beekman Street, New York, è uno dei personaggi più memorabili della letteratura. Insofferente ai conformismi e alle tradizioni, Mame ama la vita mondana e, da newyorkese doc, anticipa con le sue mille mise qualsiasi moda. Sofisticata nello stile quanto nella conversazione, introduce il piccolo Pat nel suo mondo, fatto di party esclusivi, gite fuoriporta, amori impossibili e imprese strampalate. Con un sarcasmo unico e la libertà di chi non si preoccupa delle opinioni altrui, Mame crescerà il nipote all’insegna di un concetto di famiglia rivoluzionario allora quanto oggi. Non aggiungiamo altro, Zia Mame va letto e scoperto senza troppe anticipazioni. Ma che rivelazione questo Patrick Dennis! Tradotto (meravigliosamente) per la prima volta in italiano da Matteo Codignola per Adelphi, Dennis riesce a condensare in 384 entusiasmanti pagine momenti esilaranti, critica al bigottismo pre Anni 60, dialoghi perfetti e il ritratto di una donna unica. E una volta girata l’ultima pagina, Zia Mame vi mancherà davvero. Promesso.
Recensione al Film tratto dall’omonimo libro “Zia Mame”
Mame è una donna eccentrica e originale, che passa dal look spagnoleggiante a quello di geisha, che vive tra colpi di scena e colpi di fortuna, feste, amori, tracolli finanziari e mestieri inventati di volta in volta. Che dà scandalo senza curarsi dei pettegolezzi sul suo conto. Patrick Dennis, un orfano di solo dieci anni, va a vivere con la zia e non crede nella sua fortuna. Non lo crederai neanche tu perchè la zia di Patrick è impersonata da una delle star più grandi di Hollywood. Interpretando il suo trionfo a Broadway, Rosalind Russell ottenne la sua quarta nomination all’Oscar ed il suo terzo Golden Globe come donna che si gode la vita fino in fondo. Zia Mame racconta lo spumeggiante caos che Mame e i suoi compagni creano nella vita di Patrick. “La vita è una festa” dice Mame, “e i tontoloni muoiono di fame”. Con spirito, stile e un cast esperto nel servire umorismo ed entusiasmo, la zietta Mame è un pranzo completo di magico intrattenimento!
QUANDO (nel 1955) Zia Mame di Patrick Dennis venne pubblicato negli Stati Uniti, vendette due milioni di copie (oggi sarebbero almeno cinque), e rimase per 122 settimane nelle classifiche dei best seller.
Sullo sfondo di Zia Mame, appare la fine degli anni venti: quel periodo folle e leggendario, che Dennis rievoca con grande fedeltà e precisione. Tutti, allora, erano (o sembravano) ricchi: tutto era ostentata e smisurata ricchezza; ma questo eccesso di vita e di oggetti assume, nel libro, una graziosa e futile leggerezza. Era il mondo di Zia Mame, che ne trasse il suo nutrimento. Ora Zia Mame ci appare come una signora dagli occhi sfavillanti, avvolta in una mantella spagnola, e con una rosa dietro l’ orecchio: ora come una bambola giapponese, coi capelli cortissimi, la frangetta dritta che lambisce l’ arco accentuato delle sopracciglia, con un abito di seta a ricami d’ oro, pantofoline d’ oro, e unghie lunghissime coperte da un delicato smalto verde acqua: ora indossa un abito scarlatto e ha i polsi avviluppati in spire di braccialetti indiani; ora sembra una romantica Signora del Sud, con organza e balze, crinolina e orchidee.
Passa la giornata in un turbine di acquisti, intrattenimenti, feste in casa e fuori, adeguati alla rutilante moda dell’ epoca: sempre a teatro, specialmente nei teatri sperimentali,o a cene offerte da signori molto à la page, o in gallerie di statue e dipinti quasi incomprensibili. Zia Mame è incantevole. Dal principio alla fine del libro, incanta l’ autore, che a tratti si confonde con lei, le domestiche nere e irlandesi, i bambini, i vecchi, gli americani del Nord e del Sud, gli stranieri e, naturalmente, incanterà tutti i lettori. Nessuno resiste al suo fascino. Appena la vede, ciascuno cade ai suoi piedi come una vittima indifesa, e farebbe qualsiasi sacrificio per lei.
E’ polimorfa. Recita col massimo estro tutte la parti possibili, tranne quella della donna virtuosa. Non sta mai ferma: si agita, si sposta: è quasi sempre allegra e ridente; ma, se piange, uno non riesce ad immaginare che un corpo umano possa contenere tante lacrime. Adora gli altri esseri umani; ed è sempre prontissima ad abbandonare la propria vita per gettarsi a capofitto in quella di un altro. Come Patrick Dennis, chiacchera in modo insaziabile. Impersona la parte della vittima innocente, meglio ancora dell’ innocente brutalizzata, mentre macchina di nascosto le più efferate malvagità. Nessuno direbbe che è candida o ingenua: eppure lo è; e proprio questo candore e una generosità commovente la legano per sempre a tutti coloro che incontra. Quando esplose la grande crisi del 1929-1930, Zia Mame non aveva mai fatto niente: salvo lavorare come ballerina di fila in un riadattamento della rivista Chu Chin Chow. Colla crisi perse tutto.
Di buona o cattiva voglia, dovette lavorare (cosa terribile) e lo fece con lo spirito, i successi e le catastrofi di Edward Everett Tanner III. Venne assunta a Vanity Fair: diventò lettrice di un editore: si occupò di decorazioni d’ interni in stile rococò: divenne una f e r v i d a s o s t e n i t r i c e d e l Bauhaus: aprì un punto vendite, “dedicato a tutto ciò che è coraggioso, sperimentale, elettrizzante, nuovo, moderno”: lavorò come vendeuse di vestiti: aprì un locale estremamente esclusivo, con uno chef francese, un’ orchestra inglese, un portiere irlandese, un capocameriere italiano e una ballerina spagnola; vendette porta a porta pentole d’ alluminio: si impegnò come segretaria di un venditore di stringhe: scrisse una tragedia greca in trenta scene, con un coro di duecento voci; vendette pattini nel reparto giocattoli di un grande magazzino. Infine sposò un bellissimo gentiluomo del Sud, Beauregard Jackson Pickett Burnside, che discendeva da quattro generali sudisti, e possedeva petrolio texano, zucchero di Cuba, moltissime azioni a New York, e miniere in Canada.
Per la gioia dei suoi lettori, le avventure di Zia Mame non finiscono qui. Non oserei mai raccontarle tutte. La vediamo per l’ ultima volta vestita da principessa indiana, con un sari elaboratissimo, i capelli color pervinca, molto kohl intorno agli occhi, e un segno di casta sulla fronte. Non sappiamo cosa farà: forse si incarnerà in altre zie Mame, immaginate da altri scrittori. Certo non morirà mai, immortale come Shahrazade: mentre Edward Everett Tanner III, ovvero Patrick Dennis, era morto nel 1976, a soli cinquantasei anni, “facendo conversazione”. – PIETRO CITATI











